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Gnatologia

Gnatologia

Il termine “Gnatologia”, coniato dal Dr. Harvey Stallard di San Diego (USA) all’inizio degli anni ’20,  significa “studio della mandibola”.
Il cosiddetto “principio gnatologico” nasce quindi circa a metà degli anni ’20 grazie a personaggi del calibro di BB McCollum, Harvey Stallard, Charles Stuart e Peter K. Thomas, all’epoca considerati innovatori e all’avanguardia, che cercarono di studiare e replicare il movimento della mandibola rispetto al mascellare superiore durante i movimenti funzionali e parafunzionali per mezzo di uno strumento meccanico chiamato articolatore.

I primi articolatori furono quindi costruiti seguendo l’idea che le due articolazioni temporo mandibolari funzionassero insieme sul modello di un asse-cerniera: ciò però non permetteva una comprensione completa di tutti i movimenti e dei rapporti occlusali.

Terapia delle patologie gnatologiche

Le Disfunzioni Cranio-Cervico-Mandibolari, di cui le Disfunzioni delle A.T.M. (Articolazioni Temporo-Mandibolari) fanno parte, se non vengono diagnosticate e curate in tempo dallo specialista, possono generare patologie a volte croniche.

Una disfunzione delle A.T.M. è una condizione in cui una o entrambe le articolazioni non funzionano più secondo la norma fisiologica, in cui è prevista una corretta interposizione del menisco articolare tra i due capi articolanti, cioè tra il condilo mandibolare e la cavità articolare (glenoidea), situata nelle ossa temporali, poste ai due lati del cranio.

Ogni cavità glenoidea riceve e permette l’articolazione di uno dei due condili mandibolari. Ogni disfunzione delle A.T.M. dà luogo ad un corredo sintomatologico più o meno marcato, in relazione alla entità delle lesioni procurate e del tempo da cui essa persiste.

Il menisco articolare interposto tra i due capi articolari delle A.T.M., cioè tra la cavità glenoidea dell’osso temporale e il condilo mandibolare, è un cuscinetto composto da fibrocartilagine (duro-elastico) con finalità ammortizzante, che serve a rendere possibile la loro corretta articolazione e la loro corretta e fluida funzione.

Una Disfunzione Muscolare Cranio-Mandibolare è una manifestazione clinica accompagnata da sintomi dolorosi (cefalea, algie facciali, tensioni), che coinvolgono la muscolatura cranio-mandibolare durante una disfunzione delle A.T.M. . Il cranio e la mandibola sono infatti immersi in una massa di muscoli, che risentono dell’alterato rapporto anatomico e funzionale delle A.T.M. patologiche.

I sintomi più frequenti di una disfunzione delle A.T.M. possono essere locali: limitazione di apertura della bocca, dolore e rumori delle A.T.M. (Click – Clack – Pop – Snap – Scrunck), ma possono essere presenti sintomi su un territorio anatomico più esteso con: cefalea, cervicalgia, riduzione dell’udito, dolori irradiati all’orecchio, agli zigomi, tensioni facciali, fischi o ronzii, capogiri, torcicollo, parestesia alle spalle, agli arti superiori, alle mani, fastidio o dolore durante la deglutizione.

I sintomi più estremi possono palesarsi con blocco articolare acuto o cronico (limitazione di apertura, fino al blocco in apertura e chiusura della bocca), dolori insopportabili, sindromi simil-trigeminali (dolori trafittivi o a scossa elettrica in zona cranio-facciale).

Le cause più frequenti di una disfunzione delle A.T.M. o di una Disfunzione Muscolare sono:

  • malocclusione (contatti dentali non idonei tra le due arcate dentali e/o cattivo allineamento dei denti);
  • asimmetria di crescita cranio-facciale;
  • respirazione orale;
  • traumi diretti o indiretti cranio-cervico-mandibolari;
  • vizi di postura;
  • patologie ortopediche e/o fisiatriche, con coinvolgimento della postura cranio-cervicale;
  • ansia e stress;
  • parafunzioni (digrignare o serrare i denti, masticare gomme, mordicchiare unghie e/o oggetti);
  • lassità legamentosa (ipermobilità articolare, frequente nelle donne).

Tutte queste rappresentano le cause più frequenti di una Disfunzione Cranio-Cervico-Mandibolare (muscolare, ossea, articolare).

La terapia è quindi una diretta conseguenza della diagnosi: nel caso di patologie muscolari l’obbiettivo sarà il rilassamento ed il ricondizionamento muscolare, attraverso l’utilizzo di bite di svincolo e, se necessario, di farmaci miorilassanti; nel caso di patologie intra-articolari l’obbiettivo sarà, a seconda della gravità del danno anatomico, il riposizionamento mandibolare al fine di recuperare una corretta posizione del disco o la decompressione articolare, qualora il disco sia irrecuperabile, tramite bite.

Il raggiungimento di una occlusione stabile in posizione terapeutica contribuisce certamente al mantenimento nel tempo della remissione ottenuta dopo la terapia gnatologica. Questa stabilità può essere raggiunta: tramite piccole modifiche (molaggio occlusale) dell’anatomia delle superfici dei denti in caso di piccole discrepanze, tramite l’esecuzione di restauri protesici parziali (intarsi) o completi (corone), in caso di discrepanze di media entità, o tramite riposizionamento ortodontico dei denti in caso di discrepanze importanti.

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